Dopo aver introdotto nella prima parte dell’articolo le zone di pesca in centro ed alto Adriatico per la pratica del bolentino invernale, procediamo con l’approfondimento delle tecniche.
- Seconda parte dell’articolo -
Bolentino
In linea generale, il bolentino non è una tecnica diffusa come nel Tirreno. Ma qui in adriatico, dove i fondali nei pressi delle piattaforme variano dai 60 ai 120 metri, si può pescare tutto l’anno confrontandoci con prede di tutto rispetto.
La tecnica di pesca è semplice, si costruiscono terminali tipo pater noster a tre o cinque ami, completi di snodi o girelle triple, che evitano di fare intrecciare il filo con il piombo e gli ami.
Sul mulinello imbobineremo il trecciato, per poter pescare con meno piombo e di avere una maggiore sensibilità alla toccata del pesce.
L’azione di pesca si svolgerà a profondità rilevanti. Come zavorra sceglieremo piombi da 150 -250 grammi. Anche le canne devono essere adeguate, non troppo lunghe, di misura oscillante dai 2,50 ai 3,50 metri, piuttosto rigide e fornite di cimini sensibili alle toccate anche impercettibili.
Le esche che si adattano meglio a questo tipo di pesca sono, il calamaro, il bibi a pezzetti e i gamberi di paranza. Devono essere resistenti e innescate in ami di misura variabili dal 4 all’ 1, a gambo corto e filo robusto.
Si possono utilizzare anche gli ami circle hook, gli stessi che vengono normalmente scelti per la pesca agli occhioni in alto fondale, pesci presenti in discreto numero ed in buona taglia in queste acque. La scelta dell’amo, riveste un ruolo molto importante; infatti, dovendo calare le nostre esche anche a profondità rilevanti ad esempio 120 metri, per evitare faticacce inutili, bisogna aspettare l’allamata di due tre esemplari e recuperare. La garanzia di mantenerli allamati richiede proprio questi micidiali ami autoferranti. Il recupero deve essere piuttosto lento, sfruttando il più possibile l’azione della canna.
Per questa tecnica i mulinelli più indicati sono quelli con un recupero fluido ed una capienza di monofilo considerevole. Andranno benissimo i modelli di misura 5000/6500 caricati con almeno 200 metri di buon trecciato da 20 libbre.
Prima di imbobinare il trecciato è buona norma fare un cuscinetto di monofilo economico dello 0,40; in questo modo, potremmo sfruttare al massimo la bobina mantenendola al contempo bella piena. Il trecciato inoltre risparmia dalle fastidiose volute intorno al cimino. Per evitare che il trecciato provochi dei fregi all’interno degli anelli della canna, è consigliabile utilizzare quelli in silicio. Gli anelli non si possono sostituire facilmente !!!
Per utilizzare con successo gli ami circle, non dobbiamo ferrare il pesce ma, bensì lasciarlo mangiare tranquillamente, trattenendo senza strattonare, fino a quando la micidiale punta ricurva, trovi una presa solida nella bocca del pesce. Lasceremo quindi solo piccola punta scoperta dall’esca; il boccone gonfio ed invitante farà il resto.
Errori da evitare
Un errore che dobbiamo correggere è quello dell’uso improprio della canna e del mulinello, in particolare quando si pesca a notevoli profondità e sono necessari diversi minuti per salpare la lenza. Il corretto recupero inizia abbassando la canna sino alla superficie; utilizziamo quindi la canna per alzare la lenza, in un movimento continuo, dolce e misurato, e di nuovo abbassiamo continuando il recupero con il mulinello, per poi ancora alzare solo la canna e solo dopo il mulinello. Se usiamo il mulinello come fosse un macinino, immancabilmente rischieremo di perdere le prede migliori. Il pesce, soprattutto se è grosso, bisogna salparlo con prontezza, ma anche con delicatezza e calma, sfruttando al massimo l’elasticità della canna, abbassandola per contrastare le eventuali testate, fermandosi e concedendo frizione o antiritorno, quando vediamo che il nostro ospite non ne vuole sapere ma, subito dopo con il filo sempre teso non dobbiamo dare tregua: portiamolo velocemente al guadino.
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Vedi anche
Prima parte dell’articolo
Guarda la galleria delle catture invernali
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Cantiere Della Pasqua
Emyyachting
Sandro Tempesta – grafica e design
Windfinder.com
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